Ho Visto

15 novembre 2020

Ho visto gente spaventata, occhi del terrore che giravano per le vie della mia città scrutando intorno alla ricerca del peccato e del peccatore, li ho visti trasformarsi in cani da padrone pronti a braccare chi fino al giorno prima era un fratello

 

Ho visto pezzi di cemento giallo confinare piste ciclabili che nessuna biciletta mai percorre perché anche i bambini sanno che la libertà della bicicletta è proprio quella di non avere un suo binario ma averli tutti aperti e che semmai una pista è un via sicura sulle strade che portano oltre la città e le case

 

Ho visto amici intelligenti e colti nascondere la testa nella sabbia per non domandarsi e non vedere cosa sta accadendo alle leggi imprescindibili dell’onestà, verità e rispetto, norme uscite dalle guerre e dal sacrificio dei nostri avi

 

Ho ascoltato parole come “sopravviviamo” o “ci barcameniamo” come se la vita, la grande vita che abbiamo in dote, fosse un semplice galleggiare sulla superficie degli eventi, in balìa di scelte e mani poco chiare

 

Ho visto bambini privati della loro possibilità di correre in un girotondo, mano nella mano, ebbri di quell’energia pura che per noi adulti è insegnamento ed esempio

 

Ho visto anziani chiusi in ghetti ospedalieri, loro che erano già reietti, emarginati da una società che non li sa collocare nel senso delle cose belle e nobili, perché sfioriti, gettati come ramaglie inutili

 

Ho sentito sirene nella notte correre nella città deserta, dimentiche del fatto che quel suono per alcuni è angoscia e ha il suo unico senso nell’allargare folle, non nel deprimerle

 

Ho visto gente volenterosa che provava a cambiare ciò che le si chiedeva, modificare spazi, storpiare progetti individuali, nati belli perché da dentro e finiti nella rigidità che solo un’ideologia cieca può avere, perciò finiti male

 

Ho visto mamme nella “frustrazione del dove” dividersi tra lavoro, scolarità, gestioni casalinghe, genitrici e schiave, come forse lo erano già, ma in modo più assurdo e intollerabile

 

Ho visto ragazzi cui avevamo chiesto di stare lontani dal computer per una forma sana di educazione mentale, venir travolti dalla didattica a distanza per triplicare un tempo che era stato dalla vita affidato al silenzio, alla noia e alla curiosità che nasce dallo spazio vuoto

 

Ho visto governanti usare parole oscure, raccolte in vocabolari inconsapevoli, solo per nascondere la loro esistenza irrisolta dietro strumenti di potere

 

Ho visto negare il corpo, il corpo che ci accompagna, frate asino di San Francesco, l’ho visto messo su una panchina, come un oggetto privo di una sua essenza, banale involucro per menti assetate di tutto fuorché del sentirsi vive

 

Ho visto gente che correva al parco con la mascherina, che guidava con la mascherina, nella natura con la mascherina, l’ho trovata ovunque, gente che provava a proteggersi da quella paura antica che è ammalarsi e scomparire, vittime di una cultura che rimuove in blocco ogni evento che non sia salute, giovinezza, ricchezza individuale, sopravvivenza corporale

 

Ho visto medici sacrificati in corsie ingombre, in sale operatorie, medici che volevano aiutare e non vedevano che l’aiuto più grande che un essere umano può dare ai suoi simili è vedere, solo vedere

 

e poi pensare, e vedere ancora e avere dubbi e mettere in crisi ciò che viene presentato come assodato, come assioma imprescindibile, noi che sotto il peso dei dogmi abbiamo sofferto per millenni

 

e ho visto alcuni farsi delle domande e lasciarle anche senza risposta, che forse è meglio, ma almeno averla gettata una domanda innanzi ai loro passi, prima che tutto venga reso conforme, globalizzato, certificato, scansionato, telematizzato, approvato da qualcuno che non ha in mente l’altrui felicità e nemmeno la propria – che non conosce, non conoscendosi – ma la sua mesta, banale, assurda, asfittica sopravvivenza