Sparta e Atene

 

Cerco un senso nelle cose che appaiono divise, cerco unità. Non so se è l’Uno di Plotino che cerco, che inseguo – o Lui che insegue me. Se il termine diavolo in greco significava all’origine separare (diaballein), se la storia testimonia il “divide et impera” come ricorrenza spietata del potere politico, economico o sociale, quando gestito dall’io, dalla persona, dalla maschera, allora colui che cammina verso l’umanità, verso il suo bene, fedele di una qualunque religione o laicità, per allontanarsi dal “diavolo” deve primariamente non dividere, non frammentare, non spezzare.

Unire, come il termine yoga viene anche tradotto.

Le medicine che precedettero la nostra attuale, in società antiche come quella cinese nel suo massimo splendore, la cui riflessione influenzò grandi aree d’Asia alcuni millenni orsono, queste medicine filosofico-esperienziali tramandano una lettura del corpo-universo costantemente immersa nella compresenza di due “opposti” – più propriamente complementari – caratterizzanti ogni aspetto della vita sulla Terra. L’osservazione diretta dei fenomeni confermava questo dualismo, il corpo umano stesso era l’assemblaggio di due (quasi)perfette metà, di due poli, maschile e femminile.

Dalla poetica alternanza di giorno e notte, di luce ed ombra, di celeste e terreno – cui corrisponde evidentemente la dicotomia materia-Spirito della tensione filosofico-religiosa occidentale – alla precisa evidenza dei fenomeni elettrici, magnetici, chimici ed altri ancora, scoperti nel corso dei secoli, tutto sembra testimoniare ciò che i Maestri indiani chiamano dualità di base, o esistenziale, una struttura indefettibile della materia.

Se quindi tutto è retto da due, va compreso se i due sono “opponenti”, quindi se l’uno combatte l’altro o se invece sono “complementari”, quindi se cooperano a generare, costituire e conservare l’intero. Nel Taijitu, il simbolo dell’armonia suprema degli opposti, il cerchio appare non statico, due metà dinamiche si inseguono, lo yin e lo yang: si compenetrano, si annullano e si rinnovano a vicenda. L’una non può esistere senza l’altra ma soprattutto l’unità non può esistere senza di esse. E questa esemplificazione sublime è nata qualche millennio fa da un’osservazione precisa ma elementare della realtà, ben prima che le nostre scienze la confermassero nell’infinitamente piccolo. Lo sguardo semplice antico era già arrivato lì, ben prima della moderna complessità.

Mi viene poi da pensare: potrei forse vivere con la sola parte destra del corpo o con la sola sinistra? Potrei usare solo una metà del cervello? Non è proprio la compresenza di due occhi ad offrire il senso di profondità? Ed ancora: cosa rappresentano la destra e la sinistra nel percorso politico, sociale, umano? Sono metafore? Sono simboli? Di cosa?

Fermiamoci alla politica, all’interno della quale oggi più che in passato la contrapposizione tra destra e sinistra appare sistemica. Ritorno col pensiero alla Grecia antica, al conflitto tra le città-stato, e tra esse Sparta e Atene, la cui rivalità sfociò nella guerra del Peloponneso. Sparta, polis guerriera, oligarchica e Atene, intellettuale, colta e democratica. Sparta votata alla norma, alla disciplina, città dove l’educazione militare era fondamento dell’individuo, e Atene città di pensatori e filosofi, della visione, dell’apertura. E tuttavia Sparta dove il rigore non impedì alle donne di essere tra le più libere della Grecia, laddove in Atene la ragione zelante partorì sottili ortodossie, Atene che chiuse le donne nel gineceo e condannò a morte Socrate. Come sempre il paradosso umano, il limite della sua eterna ricerca di sicurezza di fronte a paure ancestrali e inconsce.

Ciò nonostante rappresentano nel mio ricordo i due poli, lo yin – Atene – e lo yang, Sparta. Non esistono forse in ognuno di noi queste due metà? Non siamo alla ricerca continua di un equilibrio tra corpo (Sparta) e intelletto (Atene)? Tra disciplina e slancio, tra conosciuto e ignoto? E il corpo umano stesso, non è “sano” quando riesce a contenere in equilibrio dinamico e perfetto le due opposte tensioni a conservare e mutare?

La domanda è allora sul perché non  lo vediamo. Sul perché la destra “conservatrice”, giustamente protettrice dei valori, della memoria, del confine (individuale, nazionale) non capisca che ha bisogno della sinistra che apre questioni, dubbi, che si domanda di ciò che quel confine oltrepassa, di chi ne è fuori. E viceversa, la sinistra che ha bisogno della destra, del suo rigore, delle sue muri perimetrali, come il corpo necessita della pelle, ma non di una corazza: pelle che respira, pelle che percepisce l’altro, che delimita senza chiudersi al nuovo, perché non lo teme. L’equilibrio è dinamico, l’alternanza necessaria, obbligata. Dove l’una non arriva, l’altra rivela. Perché non capirlo? Non diversamente da come si comprende di aver ignorato il corpo dopo una giornata di sole, dopo una nuotata al mare od anche un semplice giro nel bosco e solo allora si realizza il costo effettivo delle tante ore passate davanti ad uno schermo, seduti in ufficio o in piedi al banco della frutta.

Atene chiama Sparta, Sparta ha bisogno di Atene. Insieme non fanno ancora l’Uno, no l’Uno è esperienza individuale, non può essere un traguardo di un gruppo, di una società. Però il gruppo può favorire questa integrazione nel singolo di parti disperse. La società, il gruppo, lo Stato possono creare un sistema che aiuti il singolo a riconoscere i due poli, a farli coesistere in sé, ad accettarli. E polo opposto al nostro non è solo quello palese, macroscopico, ma anche quello che di volta in volta si oppone alla posizione presa, al punto di vista adottato. E’ quindi un’instabilità quella che si adotta, o meglio una forma di stabilità nella consapevole incertezza e relatività del tutto, come dice la nostra fisica attualmente, aiutandoci a capire il mondo, la vita biologica, le relazioni.

Quando apro troppo, mi rivolgo a Sparta per non franare nell’entropia, quando chiudo troppo, chiamo Atene per non erigere torri e muri, per ritrovare ascolto.

L’intento consapevole è quello di non restare metà di me, metà persona, metà uomo, metà donna. Smettendo di assolutizzare la mia posizione, di per sé parziale, accettando il dissenso, la visione “altra”, quella che mi manca, quella che viene ad integrare ciò che ancora non riesco ad essere. L’obbiettivo è l’Uno – Dio per chi ha fede, l’Universo per chi ha una mente scientifica, l’interezza della Vita per tutti noi viventi.

Share this:
Top
Ritmi di vita
Panoramica privacy

This website uses cookies so that we can provide you with the best user experience possible. Cookie information is stored in your browser and performs functions such as recognising you when you return to our website and helping our team to understand which sections of the website you find most interesting and useful.